La statua parlante di Pasquino: chi era e perché a Roma è ancora “un’istituzione”

Le statue parlano? No, direte voi. Non è possibile! In genere saremmo d’accordo con voi. Ma a Roma sì: le statue parlano! Ne volete sapere qualcosa in piu? Allora continuate a leggere e scoprirete un mondo inesplorato. Una storia lontana da noi, ma nemmeno troppo, che può aiutarci a capire certe realtà sconosciute. Andiamo alla scoperta di queste statue parlanti come dei ricercatori improvvisati.

Le statue parlanti: l’origine

A volte li vediamo anche oggi e ci fermiamo a leggerli: cartelloni, lenzuola imbrattate che mostrano un pensiero di dissenso contro un partito, una legge o un’azione. Non è un modo nuovo di fare.

Il un momento della storia, ci riferiamo all’epoca rinascimentale, in cui il dominio di Roma era in mano a poche famiglie aristocratiche in lotta fra loro e a pontefici che si interessavano di tutto fuorché dell’ambito religioso-spirituale, chi voleva esprimere la propria ironia o il proprio dissenso non poteva farlo in maniera aperta e franca.

Cosa si inventarono quelli che dissentivano dal potere sia politico che papale? Appesero alle statue i propri versi le proprie satire pungenti. Quelle statue quindi divennero dei portavoce inanimati dei pensieri sagaci ed ironici di chi voleva dire la sua.

In realtà le statue parlanti sono 6 a Roma e vengono definite il Congresso degli Arguti proprio perché depositarie dell’arguzia e della satira dei contemporanei del tempo.

Chi era Pasquino

Pasquino è forse la più celebre tra le 6 statue. Senza braccio e danneggiata nel volto e nel corpo, venne rinvenuta nel 1501 durante degli scavi per la pavimentazione di Palazzo Orsini o, come lo conosciamo oggi, Palazzo Braschi. Oggi si trova nella piazza dove fu ritrovata, rinominata piazza di Pasquino vicino a Piazza Navona.

Pasquino, si pensa sia ciò che resta di una copia in marmo di un gruppo scultoreo raffigurante Menelao, che sostiene il corpo senza vita di Patroclo assassinato da Ettore. Probabilmente, dicevamo, una copia; l’origine è ellenistica, III sec. a.C. Si è pervenuti alla sua identificazione a causa della somiglianza con il gruppo scultoreo intatto che è in mostra nella Loggia dei Lanzi a Firenze.

Sul perché abbia questo nome, Pasquino, non vi è certezza ma pare che sia a causa di un barbiere o di un oste della zona, particolarmente polemico. Parlava in versi simili a quelli che si leggevano appesi al collo della statua.

Perché divenne un’istituzione?

Pasquino diventò ben presto un’istituzione tanto che i fogli contenenti i componimenti satirici divennero noti come le pasquinate. Tutte le mattine, le guardie rimuovevano i fogli, ma nel frattempo molte persone li avevano già letti.

Una delle più famose pasquinate fu quella scritta e dedicata a papa Urbano VIII, che, nel 1625, fece prelevare e fondere parti in bronzo appartenenti al Pantheon per ottenere materiale da usare nella costruzione del Baldacchino
di San Pietro e i cannoni di Castel S. Angelo. Così recitava la Pasquinata:

quod non fecerunt barbari

fecerunt Barberini

Ovvero: “ciò che non è stato fatto dai barbari, (noti per le loro razzie), è stato fatto dai Barberini, (famiglia di provenienza del pontefice).

I potenti presi di mira divennero furenti e cercarono in tutti i modi di mettere a tacere la statua di Pasquino. Il papa Adriano VI arrivò a pensare di gettarla nel Tevere ma, fortunatamente, alcuni suoi collaboratori riuscirono a dissuaderlo prevedendo la portata e pericolosità di un tale gesto. Altri cercarono di impedirne l’avvicinamento vigilandola costantemente, ma nemmeno questo fu sufficiente. Le Pasquinate si susseguirono ancor più incessantemente. Col tempo fu persino emanato un editto che puniva con la morte, la confisca e l’infamia chiunque avesse appeso le satire alla statua.

Pasquino, con le sue denunce e satire appese divenne il simbolo del Popolo di Roma che commentava con le sue argute rime gli eccessi di un sistema mal sopportato.

Sembrò spegnersi il ruolo di queste statue parlanti quando, con la breccia di Porta Pia, si pose fine al potere temporale dei Papi e delle famiglie aristocratiche e sorsero nuovi sovrani e nuovi tipi di Stato.

Solo in alcuni brevi periodi della storia italiana moderna, come durante il nazismo, qualcuno usò di nuovo la statua parlante di Pasquino come portavoce per esprimere il proprio dissenso.

Oggi non è più possibile mettere al collo della statua le cosiddette pasquinate, dopo il restauro terminato nel 2009. Ma si è disposta una bacheca al suo basamento dove chi vuole può continuare a esprimere il proprio disappunto, a beffarsi di qualche personaggio politico o a scrivere qualsivoglia cosa abbia in mente. La statua di Pasquino ha ancora molto da dire!

Perché ne siamo così sicuri? Perché una pasquinata recita così:

nun te se vede che la bocca sola

con una smorfia quasi strafottente

Pasquino borbotta: segno evidente

che nun ho detto l’urtima parola

  • 29 Agosto 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *